{"id":755,"date":"2026-09-04T15:10:23","date_gmt":"2026-09-04T13:10:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.museidiocesilatina.it\/sermoneta\/?p=755"},"modified":"2026-09-04T15:10:23","modified_gmt":"2026-09-04T13:10:23","slug":"la-cattedra-della-collegiata-di-s-maria-assunta-in-cielo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.museidiocesilatina.it\/sermoneta\/la-cattedra-della-collegiata-di-s-maria-assunta-in-cielo\/","title":{"rendered":"La cattedra della Collegiata di S. Maria Assunta in Cielo"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Notizie storiche<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c\u2026 creder quivi il suo tempio la bellissima elegante ara di marmo, che si conserva nella medesima chiesa [\u2026] ridotta di poi in forma di sede, di cui ne do il disegno.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste righe fanno parte di un lungo brano di Pietro Pantanelli (1710-1787) \u2013 tratto dalle sue Notizie istoriche appartenenti alla terra di Sermoneta \u2013 che descrive la \u201csedia\u201d, ricavata da un\u2019ara dedicata alla dea Cibele (o Grande Madre). Nel 1743 la cattedra venne traslata dal cimitero, dove risultava abbandonata, all\u2019interno della chiesa; prima in prossimit\u00e0 della porta di accesso al camposanto, ora murata, e infine posta sul presbiterio a lato dell\u2019altare. La trasformazione da ara (pi\u00f9 probabilmente un cippo funerario, in virt\u00f9 delle ridotte dimensioni) a seggio \u00e8 probabilmente avvenuta nel medioevo. Pur dimezzato nel volume mantiene ancora un notevole apparato decorativo databile al I secolo d. C., tipico della scultura dell\u2019epoca e del linguaggio simbolico dei romani.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Disascalia<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Definizione<\/strong>: cattedra, originariamente urna cineraria.<br><strong>Misure<\/strong>: altezza massima conservata 105 cm, larghezza 55 cm, profondit\u00e0 65 cm.<br><strong>Materiale<\/strong>: marmo lunense.<br><strong>Datazione<\/strong>: prima met\u00e0 del I secolo d. C.<br><strong>Provenienza<\/strong>: ignota<br><strong>Collocazione specifica<\/strong>: Museo Diocesano d\u2019Arte Sacra di Sermoneta<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Scheda<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Urna cineraria romana a forma di altare di provenienza ignota, parzialmente rimaneggiata in epoca post antica e trasformata in cattedra vescovile. Ubicata fin da epoca medievale, secondo quanto riferisce lo storico Pietro Pantanelli (1710-1787), presso la navata laterale destra della cattedrale di Santa Maria Assunta a Sermoneta, \u00e8 stata recentemente oggetto di un approfondito restauro e ha trovato una nuova collocazione presso il vicino Museo Diocesano d\u2019Arte Sacra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019altare ha alla base un plinto che sorregge una modanatura a toro con decorazione a squame sormontata a sua volta da un cavetto a <em>kyma<\/em> lesbio continuo che si raccorda al fusto tramite un sottile listello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In posizione angolare e rigorosamente sugli spigoli anteriori, due sfingi acefale aggettanti poste a guardia della tomba, inquadrano sul lato frontale la lotta tra un serpente e un uccello trampoliere con lungo becco ricurvo da identificare presumibilmente con un ibis, uccello sacro e associato al dio Thot, simbolo di saggezza, conoscenza e vittoria sul caos. All\u2019auspicio di un passaggio ordinato e protetto nell&#8217;aldil\u00e0 a cui allude l\u2019uccello si contrappone quello ctonio indicato dal serpente con cui esso lotta: infatti, tra i molteplici significati simbolici assunti dal rettile nei contesti funerari vi \u00e8 quello dello spirito del defunto che discende nelle profondit\u00e0 della terra. Con la diffusione a Roma dei culti isiaci entrano stabilmente nel repertorio funerario romano fauna e motivi nilotici: l\u2019ibis, il serpente e la sfinge qui compaiono come simboli religiosi e decorativi legati al mistero della morte, alla rinascita e alla protezione dell&#8217;anima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una ricca ghirlanda di frutti con composizioni di foglie, disposta a incorniciare l\u2019area che doveva essere occupata dalla <em>tabula<\/em> epigrafica nella quale si sarebbero potute estrapolare informazioni sul defunto, viene riprodotta anche sulle facce laterali sebbene la conservazione risulti parziale a causa del taglio realizzato in epoca post antica per ricavare la seduta. Sui lati si osserva che le ghirlande &#8211; nelle quali si riconoscono melagrane, pigne, uva &#8211; si legano tramite <em>teniae<\/em> (nastri) alle corna di due protomi d\u2019ariete conservate esclusivamente negli spigoli posteriori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli altari cinerari a ghirlande le teste di ariete cominciano ad affermarsi, insieme alle teste di Ammone, dall\u2019et\u00e0 claudia in poi a scapito dei bucrani come supporto per gli encarpi. Le ghirlande e le protomi sottolineano la funzione cultuale del cinerario-altare ricordando le prime, la vittoria sulla morte e le decorazioni dei banchetti funebri, mentre le seconde, il sacrificio rituale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stile degli encarpi caratterizzati da elementi aggettanti ben definiti e dotati di volumi autonomi permette di inquadrare la tecnica scultorea intorno alla met\u00e0 del primo secolo d.C. considerando che sotto il principato di Claudio le ghirlande, subirono un progressivo aumento della resa chiaroscurale tramite profonde intersezioni tra gli elementi ottenute con il trapano, un processo stilistico che culmin\u00f2 alla fine del secolo con l\u2019appiattimento delle volumetrie. Si conf\u00e0 alla datazione anche la resa naturalistica di tutti gli elementi finora analizzati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019altezza originale, che coincide con il lato posteriore dell\u2019urna, si conserva il margine superiore con le linee funzionali all\u2019alloggiamento del coperchio non pi\u00f9 conservato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>Guendalina Viani<\/em><br>Direttrice del Museo della Citt\u00e0 e del Territorio di Cori<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Notizie storiche \u201c\u2026 creder quivi il suo tempio la bellissima elegante ara di marmo, che si conserva nella medesima chiesa [\u2026] ridotta di poi in forma di sede, di cui ne do il disegno.\u201d Queste righe fanno parte di un lungo brano di Pietro Pantanelli (1710-1787) \u2013 tratto dalle sue Notizie istoriche appartenenti alla terra&hellip;&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.museidiocesilatina.it\/sermoneta\/la-cattedra-della-collegiata-di-s-maria-assunta-in-cielo\/\" rel=\"bookmark\">Leggi tutto &raquo;<span class=\"screen-reader-text\">La cattedra della Collegiata di S. 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