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La cattedra della Collegiata - Scheda (Parte II)

Una ricca ghirlanda di frutti con composizioni di foglie, disposta a incorniciare l’area che doveva essere occupata dalla tabula epigrafica nella quale si sarebbero potute estrapolare informazioni sul defunto, viene riprodotta anche sulle facce laterali sebbene la conservazione risulti parziale a causa del taglio realizzato in epoca post antica per ricavare la seduta. Sui lati si osserva che le ghirlande - nelle quali si riconoscono melagrane, pigne, uva - si legano tramite teniae (nastri) alle corna di due protomi d’ariete conservate esclusivamente negli spigoli posteriori.
Negli altari cinerari a ghirlande le teste di ariete cominciano ad affermarsi, insieme alle teste di Ammone, dall’età claudia in poi a scapito dei bucrani come supporto per gli encarpi. Le ghirlande e le protomi sottolineano la funzione cultuale del cinerario-altare ricordando le prime, la vittoria sulla morte e le decorazioni dei banchetti funebri, mentre le seconde, il sacrificio rituale.
Lo stile degli encarpi caratterizzati da elementi aggettanti ben definiti e dotati di volumi autonomi permette di inquadrare la tecnica scultorea intorno alla metà del primo secolo d.C. considerando che sotto il principato di Claudio le ghirlande, subirono un progressivo aumento della resa chiaroscurale tramite profonde intersezioni tra gli elementi ottenute con il trapano, un processo stilistico che culminò alla fine del secolo con l’appiattimento delle volumetrie. Si confà alla datazione anche la resa naturalistica di tutti gli elementi finora analizzati.
Nell’altezza originale, che coincide con il lato posteriore dell’urna, si conserva il margine superiore con le linee funzionali all’alloggiamento del coperchio non più conservato.