Vai al contenuto

Girolamo Siciolante | Itinerari lepini / Sermoneta Bassiano Cori

Da tempo la più accreditata storiografia riconosce in Girolamo Siciolante uno dei principali protagonisti del Manierismo romano, stagione artistica tra le più felici per l’Urbe pontificia e per l’intero Lazio. Nel territorio lepino a Sermoneta, sua città natale, oltre che a Bassiano e Cori, si conservano alcune sue importanti creazioni che, già da sole, offrono un’immagine più che eloquente di un Artista la cui valentia fu presto riconosciuta ben oltre le possenti mura del “Borgo natio”. 

Siciolante fu un pittore che già in vita godette di un notevole successo che lo portò ad essere prediletto interprete presso numerose ed influenti famiglie dell’aristocrazia pontificia – Caetani, Colonna, Massimo, Farnese. 

A tal proposito ricorda Hunter (1996) che l’artista “nell’ultimo decennio di vita si trovò ad essere tra i massimi esponenti dell’ambiente artistico romano”. Questo avvenne grazie ad un linguaggio sostanzialmente privo di eccessi, in cui i marcati accenti della Maniera toscana venivano stemperati da una rassicurante matrice classicista, che incontrava più facilmente i favori dei suoi committenti.

Di Siciolante, ancora in vita, se ne occupò l’arguta – e talora tagliente – penna di Giorgio Vasari che, nella seconda edizione delle Vite nel 1568, aprì il capitolo dedicato ai Diversi Artefici Italiani, proprio con Girolamo Siciolante “molto eccellente nella sua professione” e “valoroso pittore”. 

Negli anni Cinquanta del secolo scorso, Federico Zeri sottolineava come “a Girolamo Siciolante spetti un’attenzione meno scarsa di quella che meritano i pittori cui viene abitualmente considerato in fascio”.  

Questi Itinerari Lepini vogliono rendere omaggio, in occasione del V Centenario della nascita,  al più rappresentativo artista sermonetano e del territorio, valorizzando tutte le opere da lui dipinte. Le opere sono esposte nei tradizionali luoghi istituzionali in cui sono conservate: a Sermoneta nel Museo diocesano d’Arte sacra, nella chiesa di S. Giuseppe e nel castello Caetani; a Bassiano presso il Museo delle Scritture “Aldo Manuzio”; a Cori nell’Oratorio del Gonfalone.

SermonetaSermonetaSermonetaBassianoCori
Incoronazione della Vergine
Museo Diocesano
Affreschi della Cappella Caetani
Chiesa di S. Giuseppe
Pala di Valvisciolo
Castello caetani
Cristo Benedicente
Chiesa di S. Nicola
Gesù Cristo Salvatore
Oratorio del Gonfalone
Girolamo Siciolante | Itinerari Lepini
 

Sermoneta – Museo Diocesano

Incoronazione della Vergine

1567-1570 circa.
Olio su tavola, 168 x 107 cm.

Girolamo Siciolante - Incoronazione della Vergine

Solenne, austera, un po’ melanconica, l’Incoronazione della Vergine di Girolamo Siciolante è un grande dipinto ad olio su tavola, dal 2003 conservato nel Museo Diocesano di Sermoneta.   

Siciolante sviluppa il tema dell’Incoronazione della Vergine isolando il momento della Incoronazione da quello della Transizione di Maria. Concentra l’attenzione sulle due grandi figure della Madre e di Cristo, protagoniste assolute della scena.

Lei, con un indosso un grande manto dorato – di certo non estraneo a quello della Madonna degli Angeli del Gozzoli, esposta nella Collegiata di Sermoneta – si inchina serenamente, a mani giunte, dinanzi al Figlio, arditamente ritratto a torso nudo e avvolto in un drappo rosso intenso.

La compostezza, il perfetto equilibrio formale, l’intenso cromatismo e la forte fisicità della figura di Cristo, fanno della Incoronazione uno dei vertici dell’intera produzione pittorica del Siciolante, che nella cittadina lepina lascerà, oltre alla Pala di Valvisciolo, anche gli affreschi che decorano la cappella Caetani nella chiesa di S. Giuseppe.

Nel registro inferiore, il dipinto presenta un paesaggio con la rappresentazione di una città, generalmente identificata con Sermoneta. Bisogna rilevare che non è possibile scorgere le possenti mura del castello Caetani, né la sua alta torre, già all’epoca elementi costitutivi del suo inconfondibile skyline.


 

Sermoneta – Chiesa di San Giuseppe

Affreschi della Cappella Caetani

1550 – 1552

La chiesa di S. Giuseppe, patrono di Sermoneta, conserva una delle più pregevoli testimonianze del proficuo rapporto tra i Caetani e Girolamo Siciolante. Un ciclo di affreschi commissionati al pittore da Bonifacio Caetani, tra il 1550 e il 1552, per la piccola cappella di famiglia.

Il piccolo spazio, interamente decorato, è incorniciato da un grande arco di trionfo dipinto, in cui le lesene con capitelli corinzi sono istoriate da grottesche. Sulla balaustra che sormonta la trabeazione, siedono due angeli che sorreggono lo stemma dei Caetani; ai lati una sibilla e un profeta. All’interno la decorazione pittorica presenta al centro la Madonna con il Bambino e San Giuseppe e ai lati San Girolamo e San Bonaventura; nella fascia superiore vi sono riquadri dipinti con due episodi della Passione di Cristo; nella semi-calotta, sotto una Assunzione, sono raffigurate alcune Storie della Genesi e scene tratte ancora dalla Passione.

Cappella Catani – Volta

Abside

l vano è tripartito da pilastri corinzi, che articolano la decorazione pittorica.

Al centro della parete curva c’è Maria sedente con Gesù Bambino in seno con alle spalle San Giuseppe; due angioletti, sopra le nubi, cingono la testa della Vergine con corone di fiori.

A destra della Vergine, San Girolamo, rappresentato eretto con un manto rosso, reca nella mano sinistra un cranio allusivo alla caducità dell’esistenza e ai piedi l’attributo iconografico del leone. La tradizione vuole che il felino si sia ammansito, perché il santo avrebbe tolto dalla sua zampa una spina.

Alla sinistra di Maria, San Bonaventura da Bagnoregio, con le insegne vescovili (pastorale e mitra per il titolo di vescovo di Albano) sopra il saio francescano, in parte coperto dal piviale del doctor seraficus, ornato da immagini di serafini. Ai piedi il cappello cardinalizio, per il titolo conferitogli da papa Gregorio X nel 1273.

Gli affreschi dell’abside

Zoccolo

Nello zoccolo della nicchia-cappella due scene monocrome alludono per tecnica esecutiva a rilievi in stucco o alla scultura di materiali lapidei, caratteristica di tutta la partitura architettonica. Esse sono ispirate all’Antico Testamento, raccontando gli episodi del Sacrificio di Isacco e del Sacrificio dell’agnello rimandano al mistero del sacrificio di Gesù Cristo, che si celebra sull’altare, collocato al centro dei due riquadri.

Semicalotta

Nel registro inferiore della semicalotta sono riconoscibili tre scene tratte dalla Passione di Cristo.
A sinistra la Flagellazione, il Processo dinanzi al Sinedrio e alle autorità romane, la Salita al Calvario.

Gli affresci della semicalotta

Nella fascia superiore troviamo alcune Scene tratte dalla Genesi: la Creazione d’Adamo, la Creazione di Eva e la Tentazione. Nella prima scena, Dio estrae Adamo dalla terra; nella seconda il Padreterno, con gesto della mano destra benedicente, genera Eva da un Adamo dormiente su un paesaggio ingentilito da alberi.

Nei dipinti si colgono chiare suggestioni di matrice michelangiolesca. La evidente fisicità di Adamo ed Eva rimanda direttamente alla volta della Cappella Sistina; soprattutto, nella terza scena, nei bellissimi nudi dei progenitori tentati da Satana, con le sembianze di un fanciullo che si tramuta in serpente attorcigliato all’albero.

I dipinti culminano nell’Assunzione della Vergine. Maria, con le mani giunte, viene sollevata sopra le nubi da tre angeli.

Nell’ultima fascia ad arco sono riconoscibili grottesche e altre piccole figure, tra cui due, in campo d’oro, identificabili nei santi Pietro e Paolo.


 

Sermoneta – Castello Caetani

Pala di Valvisciolo

1541
Olio su tavola, 275 x 240 cm.

Primo dipinto documentato di Girolamo Siciolante, la Madonna col Bambino ed i santi Pietro, Stefano e Giovannino – noto anche come Pala di Valvisciolo o Pala Caetani – è un olio su tavola di grandi dimensioni che ha decorato l’altare maggiore nella chiesa dell’abbazia di Valvisciolo sino alla seconda metà dell’Ottocento. Dal 1970 è esposto nella Sala del Cardinale, presso il Castello Caetani di Sermoneta.

La Pala, non firmata, è datata 1541(MDXXXXI) nel registro inferiore, sulla pietra posta in prossimità dei piedi della Vergine e fu realizzata, secondo Giorgio Vasari (1568), quando l’artista era ventenne: 

Vive anco in Roma, e certo è molto eccellente nella sua professione, Girolamo Siciolante da Sermoneta […].  Fra le prime opere adunque, che costui fece da sé, fu una tavola alta dodici palmi che egli fece a olio, di venti anni, la quale è oggi nella badia di S. Stefano vicino alla terra di Sermoneta sua patria, nella quale sono quanto il vivo S. Pietro, S. Stefano e Giovanni Batista con certi putti. 

La Madonna col Bambino e Santi viene dipinta su incarico di Camillo Caetani, signore di Sermoneta, pur essendo un dipinto giovanile del Siciolante, ci mostra un artista già padrone del disegno e del colore. È una pittura fatta di vivaci changeants e intensi contrasti che volgerà, nella maturità, verso una gamma più chiara, più calda, fatta di naturali trapassi da un colore all’altro. 

Un disegno preparatorio (penna, acquerello bruno e carboncino su carta imbrunita mm 376×273) è conservato al Louvre presso il Gabinetto dei disegni.

Nel disegno del Louvre, balzano agli occhi alcune significative dissonanze con il dipinto: la più evidente riguarda la figura della Vergine col Bambino, alle cui spalle, al posto del tradizionale catino absidale, compare un grande albero, simbolo della croce e di resurrezione in quanto rinnovamento attraverso la morte di Cristo sulla croce. 


 

Cristo Benedicente

Bassiano – Chiesa di S. Nicola

Seconda metà dagli anni sessanta del XVI secolo
Olio, cm 59×46

La tavola con il Cristo benedicente – talora denominato Il Redentore Ss.mo Salvatore – è un dipinto ad olio (cm 59×46) di Girolamo Siciolante databile alla seconda metà dagli anni Sessanta del XVI secolo, a lungo conservato nella chiesa di S. Nicola a Bassiano.

Viene menzionata per la prima volta e attribuita a Siciolante nel 1766 da Pietro Pantanelli, nel suo manoscritto Notizie istoriche appartenenti alla terra di Sermoneta:

Storicamente l’immagine del Cristo benedicente deriva da quella più antica del Cristo docente, già diffusa in età paleocristiana. La mano destra di Gesù appare sollevata in atto consacrante e in quella sinistra può comparire il globo crucigero, simbolo della supremazia di Cristo sul potere terreno, o il libro del Vangelo, emblema della Rivelazione di Dio. 

Nell’ampia produzione pittorica di Siciolante questo tipo rappresentazione è relativamente rara. Tra le opere autografe è il già citato dipinto di Palestrina (cm 154×83), databile al 1565 ed esposto nella cattedrale di Sant’Agapito martire.

Qui Cristo è ritratto a figura intera, assiso su alcune nuvole, con il libro poggiato sulle gambe. Nella tavola di Bassiano Gesù solleva leggermente la propria mano destra nell’atto della tradizionale benedizione “latina”; nel libro aperto è ben visibile la scritta “EGO SU[M]/ VIA VE/RITAS/ ET VI/TA”, mutuata dal Vangelo di Giovanni (14.6).

In secondo piano sulla destra, si intravede quasi in trasparenza, un pentimento: la sagoma di un piccolo angelo, non completata dall’intervento pittorico. La finezza dell’esecuzione, la perfetta impaginazione e il brillante cromatismo tipico della tarda Maniera romana, fanno sì che la tavola di Bassiano possa essere annoverata tra le più belle creazioni dell’intera produzione del Siciolante.


 

Cori – Oratorio del Gonfalone

Gesù Cristo Salvatore

Metà sec. XVI
Olio su tavola, 122×92 cm.

Chiesa di S. Maria della Pietà, ora nell’Oratorio del Gonfalone

L’opera, un olio su tavola, era molto venerata a Cori nella chiesa di S. Maria della Pietà; oggi è visibile nell’Oratorio del Gonfalone perché la collegiata è interessata da un cantiere.

Cristo indossa un manto azzurro chiaro foderato in grigio porpora sopra una veste rossa e tiene nella mano sinistra il globo crociato. Il cielo sullo sfondo è giallo-rosa che sfuma nel grigio scuro delle nuvole sottostanti.

Il Redentore guarda direttamente l’osservatore e benedice con la mano destra.

Nel suo Monumenti dello Stato Pontificio, lo storico Giuseppe Marocco attribuisce l’opera al Siciolante datandola al 1542; se si volesse confermare la paternità del pittore sermonetano, i tratti fisionomici del Cristo – diversi dalla produzione di quel periodo – potrebbero spostare la datazione in avanti, riferendola agli anni 50 del XVI secolo.


Biografia

Girolamo Siciolante

(Sermoneta 1521 – Roma 1575)

Nato a Sermoneta nel 1521, adolescente giunge a Roma dove inizia il proprio apprendistato presso la bottega di Leonardo da Pistoia.

Nel 1541, su incarico di Camillo Caetani, signore di Sermoneta, Siciolante realizza la grande Madonna col Bambino ed i santi Pietro, Stefano e Giovannino, per la chiesa abbaziale di Valvisciolo, attualmente conservato presso il castello Caetani di Sermoneta. Tra il 1545 ed il 1546 è a Piacenza, alla corte di Pier Luigi Farnese, dove dipinge la grande pala della Sacra Famiglia con l’arcangelo Michele (Galleria Nazionale di Parma).

Al suo ritorno a Roma l’artista sposa Lucrezia Stefanelli, dalla quale avrà cinque figli: Tullio, Virginia, Paolo, Antonio e Cesare.

Nel 1550 Bonifacio Caetani commissiona a Siciolante gli affreschi per la Cappella Caetani nella chiesa di S. Giuseppe a Sermoneta. Negli anni che seguono l’Artista lavora prevalentemente nell’Urbe pontificia. Di quegli anni sono: Ritratto di Francesco II Colonna, (Galleria Nazionale d’arte Antica a Roma); Crocifissione, in San Giovanni in Laterano; Vita di Cristo, in Santa Maria della Pace; Assunzione della Vergine, in S. Maria Maggiore.

Alla seconda metà degli Sessanta si possono far risalire il Cristo benedicente di Bassiano e la splendida Incoronazione della Vergine, attualmente conservata presso il Museo Diocesano di Sermoneta. Girolamo Siciolante muore improvvisamente a Roma nel 1575.